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Chimica al liceo.

Part V sent by Jryan^ and uploaded on data 27/March/2004 14:58:59


La luce di quella assolata mattina di giugno penetrò nella camera da letto, insinuandosi tra le fessure delle persiane ed andando a disegnare sul corpo nudo della professoressa linee luminose. Una di queste linee del cavolo, terribilmente calda , illuminava proprio il comodino dove ero io… che da sole poche ore avevo iniziato a dormire.
Passò un’ora di agonia e di sudore durante la quale cercai di addormentarmi riparato all’ombra di una sveglia elettronica, poi, alle sette questa suonò, stordendomi. La professoressa esitò a spegnerla, continuando a dormire, mormorando qualcosa di incomprensibile, io mi tappavo le orecchie con le mani e mi allontanavo il più possibile dalla fonte di quel sono acuto e doloroso. Quando la prof G spense la sveglia con un semplice gesto della bella mano, io mi resi conto che non sentivo più nulla, addirittura, la donna mi guardò con gli occhi ancora gonfi ed assonnati (eppure dolci e stupendi) e mi disse muovendo quelle belle labbra carnose :

<< Buon giorno! >> io non sentii la sua voce e le risposi solo avendo intuito le sue parole.

La prof mise la vestaglia e mi portò con se a fare colazione. Preparò del buon caffellatte caldo, mise in tavola biscotti e marmellate, poi si sedette a tavola e si mise a mangiare , naturalmente dopo avermi sistemato sul tavolo un po’ di latte e qualche pezzetto di biscotto.
Mangiammo senza dirci niente, tra l’altro io non sentivo nulla e quindi quando la prof mi diceva qualcosa io le rispondevo con un semplice sorriso. Non diedi peso alla mia sordità momentanea, pensando che sarebbe passata presto ma , finito di mangiare , mi resi conto che stava durando davvero troppo a lungo.

La professoressa mi riportò in camera, mi mise sul comodino e raccolse i miei vestiti dal pavimento. Io mi vestii e poi mi sedetti in attesa della prof che si era andata a lavare in bagno.

Tornò nuda , permeando l’aria di un buon profumo di dentifricio alla menta e di deodorante, poi prese una camicia bianca e la indossò, mise un perizoma preso dal cassetto del comodino, facendomi un sorriso, si infilò un vecchio paio di jeans chiari e poi mise ai bei piedi nudi dei sandali infradito, con le cinghie in pelle.

Tranquillamente mi prese tra indice e pollice e mi disse :

<< …Dunque, ora andiamo a scuola , io ho lezione tutto il giorno e credo ti lascerò nel mio armadietto nella sala professori. Tu cerca di fare il bravo e oggi pomeriggio..chissà, magari potrei permetterti di farmi un altro servizietto come quello di ieri sera! >>

La sentii appena, e solo perché ero vicino al suo viso. La prof fece per infilarmi nel taschino della camicia ma si fermò, e riportandomi davanti al suo viso esclamò:

<< …ricordati che nessuno deve vederti! Quindi cerca di non farti venire strane idee, intesi?! Se ti trovo in giro da qualche parte giuro che ti metto un piede sopra e ti cancello dalla faccia della terra! >> mi fece un sorrisetto sarcastico che voleva significare : “sto scherzando, ma tu sgarra e vedrai !”, e poi mi mise nel taschino della camicia.

Una ventina di minuti dopo eravamo arrivati a scuola. La prof salutò i suoi colleghi, poi andò al suo armadietto, ci mise dei quaderni di appunti e un libro preso dalla sua valigetta e poi, con molta scioltezza mi prese a me e mi posò sopra il libro, mi fece l’occhiolino e chiuse l’armadio.

Mi ritrovai da solo al buio, vedevo solo un filo di luce filtrare, e notai che il libro era abbastanza comodo. Ne approfittai e pensai di recuperare il sonno perduto, tra l’altro, stordito come ero non sentivo nemmeno un rumore provenire dall’esterno ed in un attimo mi addormentai.

Mi sentivo in pace, soddisfatto e al sicuro. Quello che sbagliavo era : “sentirmi al sicuro”. Infatti se avessi saputo che gli armadietti dei professori si chiudevano solo con una levetta ad incastro, e che quindi chiunque avrebbe potuto aprirlo, mi sarei andato a nascondere in fondo, dietro il libro , che probabilmente la professoressa aveva riposto li volutamente.

Ero immerso nel mondo dei sogni quando, senza che io sentissi nulla, l’armadietto venne aperto ed una mia compagna di classe, Sara, vi scrutò dentro dicendo: << Ma no! questo è l’armadietto della professoressa G, quello del professore di italiano è quello accanto! >> mi svegliai al suono di quelle parole e mi trovai davanti il bel viso , enorme della mia amica. Sentii il cuore battermi all’impazzata, non doveva vedermi! Lei ,però, mentre stava per chiudere l’armadietto mi vide e spalancò gli occhi incredula, dicendo:

<< ma… oh cazzo! >> subito apparve il viso di un’altra mia compagna di classe, Alessandra, che disse :

<< che c’è? >> mi vide e spalancò la bocca incredula.

Io mi misi le mani nei capelli e pensai che fosse arrivata la parte peggiore della mia avventura da lillipuziano. Sara mi disse guardandomi seria :

<< Riccardo, come stai? Perché sei qui dentro? E perché sei così piccolo? >> Alessandra aggiunse :

<< Che ti ha fatto quella stronza? >> io le feci cenno che andava tutto bene, di stare tranquille e glielo dissi anche , naturalmente , senza che loro mi riuscissero a sentire.

Sara mi avvicinò la sua enorme mano e mi afferrò nonostante io fossi restio e indietreggiai. Mi strinse tra le dita , l’odore della sua pelle era dolce. Mi avvicinò al viso e mi scrutò con i grandi occhi azzurri , lo stesso fece Alessandra. Avevano i visi seri e sembravano veramente preoccupate: <<d evi spiegarci perché stavi chiuso nell’armadietto della professoressa! Che ti ha fatto? >> disse Sara.

Senza che mi dessero il tempo di rispondere Alessandra esclamò: << ma non hai capito che è troppo piccolo e che non lo sentiamo?! Guardalo, è piccolo come un insetto! Tu li senti i versi di uno scarafaggio?? >>

Sara annuì :

<< hai ragione… allora andiamo al bagno e cerchiamo di farci spiegare la situazione… magari se ce lo avviciniamo all’orecchio sentiamo qualcosa! >>

Alessandra e Sara corsero al bagno facendo un gran frastuono per il corridoio, correndo con i loro sandaletti. Si chiusero dentro e Sara si Sedette sul water mentre Alessandra restò in piedi, appoggiata alla porta. Sara mi guardò seduto nel palmo della sua mano e disse:

<< come sei piccolo! Non è carino Ale? >> Alessandra disse seccata:

<< si guarda, me lo mangerei! Ma dai piantala! Poverino! È stato fatto diventare un ragazzo tascabile e tu pensi sia carino! Cerca di capire piuttosto come possiamo aiutarlo! >>

Sara allora mi avvicinò al suo orecchio e mi disse : << dimmi tutto RIcky! >>

Io allora sperai che, spiegando loro la situazione, avrebbero capito, mi avrebbero rimesso nell’armadio e fatto finta di nulla. Non volli però raccontare loro dei motivi reali che mi avevano portato a rimpicciolirmi da solo…mi avrebbero preso per un porco! Così creai un po’ e dissi nell’orecchio a Sara che stavo facendo un esperimento insieme alla professoressa, in modo da recuperare nella sua materia.
Sara riferì ciò che le avevo raccontato ad Alessandra e lei subito esclamò:

<< Mica è legale! Anzi, credo che tenerti in casa sua , ridotto in questo stato sia un sequestro di persona! >> Sara continuò: << e poi perché devi fare tu da cavia ? La potresti denunciare lo sai questo vero? >>

La reazione delle mie amiche non mi piacque affatto, così cercai di rimediare :

<< Sara, la situazione non è così tragica, ho chiesto io alla prof di essere rimpicciolito e tra due giorni sarà tutto finito tornerò normale e avrò un bel voto in chimica! Adesso per favore, rimettetemi nell’armadietto e non dite niente a nessuno! >>

Le mie amiche non si calmarono affatto. Alessandra mi guardò infastidita e disse :

<< a noi la professoressa G non ci ha mai detto di fare esperimenti per alzare la media! Come mai a te ha riservato questo trattamento speciale? >>

Sara le fece eco: << hai ragione! e poi perché continui a dirci di non dirlo a nessuno? >>

Capivo che la situazione mi stava scappando di mano così risposi sinceramente:

<<Vi prego ragazze, la storia è lunga, ve la racconterò appena sarò tornato normale. La situazione è delicata e se il preside venisse a sapere di questa storia la prof sarebbe denunciata e addirittura licenziata! Per quanto riguarda me , invece, non tornerei normale! >>
Le mie due compagne di scuola restarono in silenzio per qualche istante. Sembravano pensierose. Sara mi allontanò dal suo orecchio e mi tenne nel palmo della sua mano. Alessandra d’un tratto disse :
<< allora possiamo ricattarla! >> mi si gelò il sangue.

Sara chiese : << cosa ? >> e allora Alessandra mi prese tra indice e pollice, stringendomi tra i suoi polpastrelli carnosi. Mi avvicinò al viso e mi guardò sorridente con i suoi grandi occhi marroni:
<< Ricky, ci farai molto comodo! >> poi , rivolgendosi a Sara disse :
<< Quello che ha fatto la prof non è legale e solo per questo dovremmo subito denunciarla, dato che però a Ricky sta bene l’essere grande come una formica e continua a chiederci di rimetterlo dov’era, noi possiamo sfruttare la situazione a nostro favore! >>
Sara spalancò gli occhi sorpresa e poi esclamò:

<< Hai ragione! se la professoressa vuole che restiamo zitte dovrà fare quello che vogliamo! Come ad esempio metterci una sfilza di nove sul registro! >>

Alessandra rise compiaciuta. Io maledissi la mia distrazione e odiai la mentalità arrivista delle mie amiche. Erano pronte ad usarmi e a mettermi in pericolo solo perché volevano un cazzo di voto alto in chimica!

Non mi diedero l’opportunità di dire la mia, Alessandra mi infilò nella tasca posteriore dei suoi jeans ( che era talmente stretta che mi comprimeva sul suo enorme gluteo), e poi disse a Sara:
<< è meglio che lui lo teniamo noi! Alla professoressa diremo che lo abbiamo nascosto da qualche parte e se lei non fa ciò che vogliamo lo portiamo dritto dal preside! >>

Sara annuì : << Dai, mi piace l’idea di vederla sottomessa alla nostra volontà! Lei, che confronto a noi si sente una Dea scesa in terra solo perché è una prof! >>

Mi resi conto che le due si erano messe a camminare per l’improvvisa contrazione del gluteo del bel sedere di Alessandra , che mi sfregò violentemente sul tessuto dei suoi pantaloni.

Entrate nell’aula dove la professorerra G faceva lezione , Alessandra si appoggiò alla cattedra e disse: << professoressa, abbiamo trovato Riccardo nel suo armadietto!>> la donna sussultò spaventata e si scusò con classe per poi uscire nel corridoio insieme ad Alessandra e Sara:

<< Cosa significa che lo avete trovato nel mio armadietto? >> chiese con voce autoritaria la confusa professoressa G. Sara rispose :

<< significa che lo abbiamo preso e lui ci ha pregato di denunciarla per sequestro di persona e maltrattamenti! >>

La professoressa G divenne rossa in volto : << Ma cosa dite ?! siete pazze ? >>

Alessandra esclamò:

<< professoressa, la prego, non faccia la finta tonta, le si legge in faccia che è terribilmente tesa! Cmq non si preoccupi, non abbiamo intenzione di denunciarla. In compenso però vorremmo da lei alcuni favori! >>

La prof capì a cosa volevano arrivare le due e le lasciò continuare:
<< Siamo disposte a restituirle il povero Riccardo a patto che lei ci alzi la media a tutte e due… >>

Sara puntualizzò : << vogliamo nove! >>

La professoressa G restò in silenzio, scrutando il viso delle due ragazze. Era terribilmente agitata e allo stesso tempo si sentiva ferita nell’orgoglio da quel ricatto.

<< Mi sembrate impazzite! Mi spiegate come faceva Riccardo , che tra l’altro oggi è assente, a stare nel mio armadietto? c’entrano a mala pena i miei libri! >> disse la professoressa G fingendo di essere allo scuro di tutto. Io ero preoccupato , Sara era in dubbio, ma Alessandra era determinata e spietata, così ribatté:

<< bhe, era piccolo come uno scarafaggio , nel suo armadietto e lui è pronto a testimoniare ciò che diciamo davanti al preside e anche davanti alle autorità! >>

La professoressa G guardò con odio Alessandra e pensò che ci sarebbe voluto molto poco per costringermi a dire ciò che volevano; “basterebbe qualche minaccia” pensò, ma si sbagliava.
Sara, inopportuna disse ad Alessandra : << Ale, ma se lei dice che non ne sa niente … anche se mente , il preside e la polizia non possono farci niente! >>

Alessandra esclamò rabbiosa : << ma ti vuoi stare zitta! >>
La professoressa G allora disse con tono sarcastico: << Scusatemi ma devo tornare in aula, tra poco finirò l’ora e voglio finire di spiegare ai ragazzi un argomento! In quanto alla vostra “strana” minaccia ne riparleremo dopo…magari con il preside a cui voi volete tanto rivolgervi! Chissà , potreste anche essere sospese! >>
Sara era terrorizzata e stava per chiedere scusa alla professoressa , ma Alessandra ribbatté:

<< e lei , chissà, potrebbe essere anche licenziata, e magari arrestata! >>

La Professoressa G si infuriò e urlò ad Alessandra :
<< senti stronzetta! Qui chi ha il coltello dalla parte del manico sono io! Quindi fa in modo che alla fine dell’ora ritrovi il mio armadietto chiuso, con TUTTO dentro e cercherò di dimenticarmi della tua insolenza! >> poi rientrò in aula, preoccupatissima.

Alessandra si rivolse a Sara e disse : << hai visto che lo ha ammesso? >> Sara , seriamente dubbiosa sul da farsi esclamò:

<< dai Ale, basta, rimettiamolo nell’armadio o questa ci sospende per davvero! >>

Alessandra scosse il capo, tastandomi con il palmo della mano nella sua tasca:

<< no cara mia, Ricky è la nostra arma, e anche se magari non otterremo quel nove, possiamo far licenziare questa acida e facilitarci la vita! >>

Sara non aveva la minima idea di che intenzioni avesse la sua amica Alessandra, ad ogni modo sembrava assecondarla di continuo ed io non lo sopportavo. Alessandra, invece si era messa a combattere una guerra con la tanto odiata prof di chimica usando me come arma.
Le due scesero le scale ed andarono le cortile della scuola, dove, nascoste tra i grandi pini avrebbero potuto decidere il da farsi.
Prima di sedersi su di una panchina piena di scritte , Alessandra, mi tirò fuori dalla sua tasca e mi depose ai suoi piedi, sulla terra polverosa. Sara restò in piedi vicino a me e davanti all’amica, guardandomi distrattamente li vicino ai suoi piedi.

Osservai le mie amiche svettare sopra di me, e nonostante fossi pieno di rabbia nei loro confronti non potei fare a meno di ammirarne la bellezza; Alessandra era una bella ragazza mora, con i capelli ricci le labbra carnose ed un corpo formoso; aveva mani e piedi bellissimi e quel giorno aveva messo uno smalto azzuro-argento . indossava una maglietta nera , dei jeans e dei sandali infradito.

Sara invece era castana, aveva grandi occhi azzurri e un fascino tutto anglosassone. Indossava una maglietta rosa, dei pantaloni neri e dei sabot con il tacco di media altezza, aperti.

Alessandra accavallò le gambe e fece penzolare il suo infradito sopra la mia testa, dicendo, rivolgendosi a Sara e senza darmi la minima importanza :

<< Se vogliamo far licenziare la professoressa G dobbiamo fare in modo di portare Ricky dal preside al più presto.. il problema è che…dovrebbe essere abbastanza malconcio! >>

Sara indietreggiò perplessa : << e cosa vorresti dire con questo? >>

<< Niente.. solo che… se fosse un po’ malconcio…con qualche livido e l’aspetto trasandato, la professoressa passerebbe di sicuro guai seri! >>

Io avevo ben capito a cosa volesse arrivare Alessandra , ed in un attimo individuai la via di fuga più vicina: un’aiuola poco curata, proprio dietro la panchina. Sara però mi disilluse dal mettermi a correre subito perché rispose nervosa :

<< Ma sei scema? Vuoi fare del male a Riccardo solo per “incastrare” la professoressa? >>

a quelle parole Sara divenne la mia eroina e le feci un bel sorriso, sollevando la testa verso il suo viso.

Alessandra allora rispose abbassando lo sguardo su di me e mostrandomi l’espressione distaccata e superiore del suo viso: << Si, ma solo un pochino! È così piccolo che basta appoggiargli sopra le dita dei piedi che è già ridotto uno straccio; sproco di terra e un po’ contuso! >> e così dicendo si era sfilata un’infradito e stava abbassando il suo piedone su di me. Sara la fermò chinandosi ed afferrandomi con forza,( quasi uccidendomi!) mi strinse nel suo pungo chiuso ed esclamò:<< tu devi essere impazzita! >> e con me stretto nella mano si allontanò dal cortile, raggiunse la sala professori e mi rimise nell’armadietto della professoressa G che entrò in quel momento.
<< vedo che ci avete ripensato ! >> disse ironica la professoressa,

Sara rispose :

<< Io ci ho ripensato professoressa, Alessandra voleva pestarlo per renderlo abbastanza malconcio da mandarla in galera! >>
La professoressa G restò interdetta, ebbe l’istinto di correre da Alessandra e prenderla a calci, ma si trattenne, disse solo con voce calma: << Riccardo sta bene? >>

Sara annuì, aprendo l’armadietto e lasciando che la professoressa G mi desse un’occhiata, io la salutai con un cenno della mano, felice come una pasqua di essere di nuovo avvolto dal suo sguardo.
La donna accennò ad un sorriso, poi mi prese tra indice e pollice e mi fece scivolare nella tasca anteriore dei suoi pantaloni.

<< Grazie Sara, hai fatto la cosa giusta…ora, per favore non raccontare di Riccardo a nessuno, è nel suo stesso interesse, te lo assicuro! >>

Sara disse con tono di sfida : << Prof, guardi che io non sono d’accordo con il suo comportamento. Non si possono fare esperimenti su studenti! Ma dato che Riccardo ci aveva chiesto di lasciarlo nell’armadietto mi fido di lui. Il piacere lo faccio a Riccardo che almeno si prende un bel voto, non a lei! Arrivederci! >>
La prof G restò in silenzio mentre Sara usciva dalla sala professori e poi disse rivolgendosi a me e scuotendomi un po’ li nella sua tasca :
<< te ne sei inventate di cretinate eh ?! >> io , tra un sobbalzo e l’altro provai solamente una gran pace, e sorrisi quando la professoressa G continuò a dire :

<< Io e te faremo i conti a casa! Adesso stai buono li e magari cerca di ascoltare quando faccio lezione! >>

Continua...


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