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Una giornata diversa dal solito.

Part VI sent by angel and uploaded on data 25/June/2005 19:31:02


"mmmmmh...", si mordicchiò il labbro inferiore, dando segno di provare un piacere intenso; stava cominciando a bagnarsi i collant e la situazione le stava sfuggendo di mano. Sentivo delle vibrazioni sulla testa che cominciarono a darmi la nausea, e all'improvviso la quiete. La gigantessa abbassò leggermente i collant "oh..." ansimò "non...non è possibile...oh!...siete troppi...alcuni di voi...non...possono...stare lì".

Strinse l'indice e il medio e li affondò nella bocca della sua gigantesca vagina, allargando dolcemente le piccole labbra; per i prigionieri fu uno spettacolo tanto magnifico, quanto spaventoso: uno spiraglio si luce accecante sui bordi della fessura, spezzò per poki secondi il clima di terrore ke si era cominciato a creare tra il buio e l'umidità di quell'antro appiccicoso; le unghie, lucentissime, spuntarono dall'entrata della grotta, sparendo verso il buio presente al fondo dell'incavo cercando di raccogliere quanto più potevano le sue dita lungo il cammino. Tutti erano in preda al panico: c'era ki scappava, ki rimaneva immobilizzato, ki tentava di combatterle invano.

Ma non c'era niente da fare...sfilò le dita con molta cautela per non perdere il prezioso carico. Diede un'occhiata alle dita: ad okkio e croce i malcapitati dovevano essere una decina. Se le passò sotto il naso dando una sniffatina e poi si infilò le due dita in bocca succhiando con gusto ogni centimetro prezioso. I poveretti erano inermi, in balia della gigantesca lingua ke li sballottava di qua e di là nella bocca assaporandoli e gustandoli. Ricominciarono quelle forti vibrazioni ke mi sparavano in testa, ma riuscii a sentrla inghiottire. Le vibrazioni cessarono di nuovo, la sentii sfilarsi le scarpe, sembrava che i tacchi le davano qualke impedimento nel premere i pedali dell'auto. Sfilandosi la scarpa sollevò la gamba sinistra, una luce forte mi abbagliò, quando riuscì a rimmetere a fuoco la vista vidi un cerchi di plastica nero, il volante. Alzò l'altra gamba e vidi il suo piede ormai scalzo poggiarsi sul pedale dell'acceleratore: eravamo in auto. Fu uno spettacolo ke mi lasciò senza fiato, vidi l'elegante piede velato di nero ke si poggiava con maestosità sul pedale...era così presa nel guidare che cominciai a pensare che si fosse scordata di me e tirai un mezzo sospiro di sollievo...ma non era così. Poco dopo allargò le cosce e rivolgendosi a me disse: "non t devi preoccupare...ho in serbo per te qualkosa di molto speciale! Ora ti faccio uscire..." Fermò la macchina, lei sembrava si fosse tranquillizzata...potevo percepire il battito del suo cuore: era forte e regolare, come il battito della lancetta dei secondi di un orologio.

"Dove ci troviamo?" pensai; lei non scese dalla macchina, abbassò lo schienale del sedile mettendolo in piano e vi si sdraiò allargando le gambe, alzò le ginocchia e mi sfilò dal suo sedere. Puzzavo da far schifo mi sentivo tutto sporco e quel ke era peggio era ke mi sentivo umiliato, trattato come un giocattolino del cazzo per lo sfogo erotico di una gigantesca troia sadica, lei lo sapeva ke mi stava umiliando, ma adesso aveva voglia di divertirsi un'altro po', mi toccò con la punta dell'indice la testa sussurando alcune parole in una lingua incomprensibile: "ecco fatto..." chiuse il pugno della mano nella quale ero contenuto, raddrizzò il sedile e chinandosi in avanti mi appoggiò al pedale dell'acceleratore "ora tu starai qui fino a casa" disse puntandomi quel fottuto dito contro, le sue parole mi rimbombavano nella mente...non avevo idea di cosa significassero "Cosa mi ha fatto?" pensai. Appena mi a ppoggiò sul pedale vidi la sua gigantesca pianta carnosa scendermi addosso, era calda e sudaticcia, un'odore più forte e pungente fece intendere che l'essenza profumata dei suoi piedi stava svanendo. Mi posizionò la testa tra l'alluce e il secondo dito lasciaun do una parte del mio corpo sotto sua pianta. Più premeva contro l'acceleratore più sentivo le mie ossa sgretolarsi sotto quella pressa gargantuesca. Quando cominciai a pensare ke ormai fosse la fine, smise di premere l'acceleratore ed accadde una cosa straordinaria: il mio corpo le mie ossa i miei organi tutto si stava ricomponendo; in breve tempo tornai completamente intero, un po' dolorante,ma del tutto integro. Rimasi stupefatto, il suo piede era ancora appoggiato sul mio corpo, teneva la presa ben salda, nonostante non mi stesse pressando. Potevo sentire la sua pianta liscia sul mio pene, ricordo che pensai:" possibile che nonostante sia nella merda fino al collo continui a piacermi questa situazione?". Il suo piede ricominciò a premere sul mio corpo esangue, ed io finì spappolato in men che non si dica; ma ogni volta ke finiva di spiattellarmi tornavo come nuovo. Fu una tortura eterna, lenta e straziante. Più il suo piede scendeva più aumentava il suo godimento.

Nonostante le sue dimensioni, ero convinto che potesse sentirmi, sentiva il mio corpo spalmarsi sotto il suo piede, gemeva nel sentire i miei organi esplodere, la mia testa comprimersi tra le sue dita, provava piacere nel sentire le mie ossa frantumarsi sotto la sua gigantesca pianta, e ci provava un gran gusto. Di botto alzò il piede dal mio corpo io scivolai sul pedale ricomponendomi e saltellando x via delle scanalature del pedale. Caddì a terra seduto sbattendo violentemente il culo. Non feci in tempo ad alzare lo sguardo ke vidi subito il piede della gigantessa scendermi proprio sopra la testa, rimasi a bocca aperta con lo sguardo fisso senza chiudere gli occhi e venni spiaccicato. Strofinò il piede con forza contro il tappetino della macchina facendosi scappare qualke gemito di piacere, ma quando alzò il piede io mi ero di nuovo ricomposto. Mi guardò sorridente e con voce squillante mi disse: "siamo arrivati tesoro!"

Continua...


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